Cinque nuove chiese per le periferie romane
Paolo Ondarza – Città del Vaticano
Sostenibilità, versatilità, riconoscibilità. Le cinque nuove chiese che la Diocesi di Roma si appresta a costruire dovranno rispondere a questi criteri. Il “Programma nuove chiese”, che mira alla realizzazione dei nuovi complessi parrocchiali nei settori ovest (Santa Brigida di Svezia e San Giovanni Nepomuceno Neumann), sud (Sant’Anselmo alla Cecchignola, San Vincenzo de’ Paoli sul lungomare di Ostia) ed est (Sant’Anna a Morena, per la quale sono previsti lavori di ampliamento), è stato presentato questa mattina presso la sede della Conferenza Episcopale Italiana a Roma. I costi saranno sostenuti grazie ai fondi dell’8 per mille e al cofinanziamento della Diocesi di Roma.
Cinque parrocchie già esistenti
Come precisato dal cardinale Baldo Reina, vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, si tratta di “cinque parrocchie già canonicamente istituite ed esistenti: comunità che però ancora non dispongono di un edificio, di un ambiente di culto per la celebrazione dei sacramenti e per tutte le varie attività destinate alla preghiera, alla pastorale, ma anche alle famiglie, ai bambini, agli studenti universitari”.
In ascolto delle comunità
Una risposta concreta, dunque, ai crescenti bisogni delle periferie, di fronte ai quali la Chiesa non vuole stare a guardare. Se è vero che nel territorio della Diocesi di Roma sono già presenti circa un migliaio di chiese, va considerata la continua espansione demografica della città. Ogni singola parrocchia, ha specificato il porporato, presenta “esigenze diverse” e il progetto presentato oggi è “frutto di un dialogo e di un ascolto delle comunità, portato avanti da anni insieme alla Cei”. La finalità è dunque quella di “creare edifici rispondenti alle reali esigenze delle singole comunità, con l’auspicio di poterli inaugurare a breve”.
Sostenibilità
Metodologicamente si punta a materiali di costruzione sostenibili dal punto di vista economico e ambientale. “Speriamo di ottenere un abbattimento dei costi nella costruzione e nella manutenzione di questi edifici”, ha auspicato Reina.
Negli ultimi 25 anni sono stati eseguiti 37 interventi, 25 dei quali riguardanti la costruzione di complessi parrocchiali. La spesa prevista per i lavori era di circa 98 milioni di euro, 57 dei quali provenienti dall’8 per mille. "Sono numeri che evidenziano la centralità del tema della sostenibilità economica", ha osservato don Luca Franceschini, direttore dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Cei. "Proprio per questo è necessario orientarsi verso edifici più sostenibili: non vogliamo più costruire grandi edifici in cemento armato", ha proseguito.
Il legno
Anche per questo motivo, la proposta di realizzare costruzioni in legno ha incontrato il favore maggioritario di vescovi, parroci e comunità. “Lo sviluppo che negli ultimi due decenni ha interessato questa tecnologia, intrinsecamente ecologica e sostenibile”, ha evidenziato Emanuele Pozzilli, architetto e direttore dell’Ufficio per l’edilizia di culto del Vicariato di Roma, “consente di superare tutti i possibili pregiudizi e di apprezzarne i vantaggi, quali le proprietà isolanti, l’igroscopicità, la resistenza e la leggerezza, la resistenza al fuoco, nonché la possibilità di raggiungere livelli avanzati di prefabbricazione, con il conseguente maggiore controllo dei costi e dei tempi di realizzazione”.
Dal 20 gennaio al via le candidature
La fase progettuale, in accordo con la Conferenza Episcopale Italiana, avrà inizio a partire dal prossimo 20 gennaio con una “Manifestazione di interesse” che, pubblicata sul sito della Cei, avrà lo scopo di individuare a livello nazionale i gruppi di professionisti ed esperti da invitare ai diversi concorsi di progettazione. “I gruppi di progettazione - ha spiegato - saranno costituiti da un tecnico progettista, da un liturgista e da un artista”. Gli esiti di tali procedure saranno valutati da una commissione giudicatrice. Seguirà un incarico professionale ai gruppi vincitori. L’affidamento dei lavori si svolgerà poi in forma di appalto integrato.
Sinergia tra liturgia, arte e architettura
“Abbiamo perseguito e favorito una sinergia e un intreccio di competenze: liturgiche, artistiche e architettoniche”, prosegue don Franceschini. “Mettendo insieme un liturgista, un artista e un architetto desideriamo fare in modo che le competenze si intreccino tra loro. La bellezza resta uno dei primi requisiti, sempre tenendo presenti le esigenze proprie dello spazio sacro. Vogliamo aiutare gli artisti a comprendere la liturgia, ma anche le comunità a comprendere l’arte”, ha concluso il direttore dell’Ufficio Cei.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui