CEI: contro la violenza tra i giovani, creare spazi di aggregazione e cultura
Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano
“La repressione da sola non è sufficiente”, per rispondere all’escalation di violenza che attraversa il mondo giovanile, evidenziata da drammatici fatti di cronaca come la tragedia di La Spezia, dove uno studente ha accoltellato a morte un compagno di scuola. Lo ribadiscono i vescovi italiani nel comunicato finale del Consiglio episcopale permanente, riunito a Roma dal 26 al 28 gennaio, esprimendo forte preoccupazione e sottolineando la necessità di investire risorse ed energie “per creare spazi di aggregazione e produzione culturale capaci di parlare ai ragazzi”. Per questo apprezzano le misure della Legge di bilancio a sostegno delle scuole paritarie, “considerate presidi di libertà educativa fondamentali per il Paese”.
Il ricordo di Crans-Montana e di chi è colpito dal ciclone Harry
Nel corso dei lavori, presentati questo pomeriggio ai giornalisti dal segretario generale della CEI, monsignor Giuseppe Baturi, non sono mancati il ricordo e la preghiera per le giovani vittime di Crans-Montana, con la forte vicinanza ai familiari e l’auspicio che i ragazzi feriti possano riprendersi al più presto. I presuli hanno espresso solidarietà unanime anche alle popolazioni colpite dal ciclone Harry in Calabria, Sicilia e Sardegna, invitando le istituzioni “ad attuare tutte le misure necessarie per andare incontro alle esigenze delle famiglie e delle comunità locali devastate da questa catastrofe”.
L’invito del Papa ad “un nuovo slancio di evangelizzazione”
In un contesto globale definito “età della forza”, dove il diritto internazionale cede il passo alle armi e alla logica del dominio, i vescovi italiani, nei lavori della sessione invernale del Consiglio, hanno rinnovato l’impegno della Chiesa italiana a essere “casa della pace”, accogliendo l’invito di Papa Leone XIV a “riscoprire l’essenziale della fede cristiana”. Per i presuli, in un Paese dove esiste ancora un “popolo che crede”, “come dimostrano la grande partecipazione al Giubileo e il servizio di tanti nelle parrocchie e nelle comunità”, la sfida è passare “da una pastorale di conservazione a una proposta culturale e spirituale che sappia intercettare le domande di futuro”. Monsignor Baturi ricorda che, nei due recenti incontri dei presuli italiani con il Papa, "il Pontefice ha chiesto un nuovo slancio di evangelizzazione", intesa come "un'esperienza capace di edificare la Chiesa" e di rinnovarne la vita comunitaria.
La priorità della trasmissione della fede
Per questo la prima delle priorità pastorali, per la Chiesa che è in Italia, è la trasmissione della fede, ricentrando l’annuncio “sul kerygma, sul mistero dell’incarnazione, morte e risurrezione di Cristo, evitando che la Chiesa venga percepita solo come un’agenzia sociale”. La fede va così celebrata, con l’Eucaristia domenicale che deve tornare ad essere “il luogo generativo della comunità e della formazione”, valorizzando il ruolo dei laici e degli organismi di partecipazione. I vescovi hanno riflettuto quindi sulla “forma della Chiesa” nel territorio “interrogandosi su come le strutture e i ministeri possano evolvere per rispondere alle sfide odierne senza moltiplicare burocrazia o ruoli non necessari”. Sono temi inseriti nella proposta delle “linee orientative” per le Chiese in Italia, che un gruppo di vescovi sta elaborando, come “chiave operativa” del documento di sintesi del Cammino Sinodale, e che sarà esaminato nella prossima Assemblea Generale della CEI, prevista dal 25 al 28 maggio 2026, dedicata agli orientamenti pastorali della Chiesa in Italia e alle decisioni post- sinodali.
Fine vita: la risposta alla sofferenza è il sostegno
Riferendosi poi alle “spinte legislative regionali sul fine vita”, nel comunicato i vescovi riaffermano che “La risposta alla sofferenza non è offrire la morte, ma garantire forme di sostegno”. Chiedono che “si rafforzino, a livello nazionale, interventi che tutelino nel miglior modo possibile la vita”, favoriscano l’accompagnamento e la cura nella malattia e sostengano le famiglie nelle situazioni di sofferenza. Norme regionali favorevoli al suicidio assistito, viene rilevato, rischiano di indurre i più fragili a sentirsi “un peso per la società”, mentre la priorità resta l’applicazione uniforme ed efficace delle cure palliative su tutto il territorio nazionale. In vista del referendum costituzionale sulla giustizia previsto per il prossimo marzo, il Consiglio permanente lancia un appello alla partecipazione, invitando i cittadini a recarsi alle urne superando disimpegno e astensionismo. Sul fronte della giustizia penale, richiamando l’esperienza del Giubileo dei detenuti e gli appelli di Papa Francesco e Papa Leone XIV, i vescovi si dicono favorevoli a “proposte di forme di clemenza, come l’’indulto differito’, e a percorsi di giustizia riparativa”.
Padrini e madrine: non solo familiari, ma testimoni
Nell’approfondimento sul tema dell’iniziazione cristiana e dell’identità di padrini e madrine, il Consiglio permanente rileva che “La trasmissione della fede non avviene più per osmosi nell’ambiente familiare e sociale”. Quindi va ripensata la figura del padrino e della madrina, spesso ridotta a un ruolo puramente cerimoniale. Perché diventi “ponte” e “mediazione” tra la famiglia e la comunità. Quanto alla scelta, “viene considerata la possibilità di superare l’automatismo che la intende come diritto esclusivo della famiglia”, per aprirsi a un dialogo con la comunità che possa indicare “testimoni credibili”, come catechisti, educatori e membri di associazioni. Si incoraggia anche un “discernimento pastorale” sul piano dei requisiti che, “pur richiedendo una vita di fede coerente, sappia trasformare la richiesta del padrinato anche per persone in situazioni matrimoniali irregolari in un’occasione di riavvicinamento e ripresa del cammino cristiano”.
Gli incarichi operativi legati al Cammino sinodale
Infine, per dare seguito al Cammino sinodale, il Consiglio episcopale permanente affida alla Presidenza CEI una serie di incarichi operativi. I vescovi chiedono di costituire, all’interno dell’Ufficio catechistico nazionale, un osservatorio per la raccolta di dati ed esperienze e per la predisposizione di strumenti e sussidi “sui percorsi di iniziazione alla vita cristiana e di ricominciamento di giovani e adulti”. È prevista inoltre la creazione, presso l’Ufficio nazionale di pastorale sociale e del lavoro, in collaborazione con Caritas, di un centro di raccolta di dati ed esperienze sui temi della pace e della non violenza e, nell’ambito dell’Ufficio comunicazioni sociali, dell’Ufficio scuola e del Servizio di pastorale giovanile, “di una piattaforma online sulle buone prassi di pastorale giovanile”. Al Servizio nazionale tutela minori viene affidato il compito di predisporre ulteriori strumenti utili “a prevenire e affrontare abusi di potere e di coscienza nelle comunità ecclesiali”. Il Consiglio permanente chiede infine la costituzione di gruppi di lavoro “sulla riconfigurazione territoriale delle comunità parrocchiali e sugli aspetti teologici, antropologici e pastorali relativi all’accoglienza di persone omoaffettive e transgender”.
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