Da Caritas e Intesa Sanpaolo 54 progetti in aiuto dei detenuti
Alessandro Guarasci - Città del Vaticano
Caritas Italiana e Intesa San Paolo rafforzano la collaborazione a sostegno delle fasce più deboli. La Cittadella della Carità di Caritas Roma ha ospitato l’evento “Aiutare chi Aiuta - edizione 2025-2026”, frutto della collaborazione avviata nel 2020. In cinque anni sono state aiutate 14.188 persone detenute e le loro famiglie. Inoltre, è stato presentato il progetto Jobel, rivolto prima di tutto agli istituti di pena minorili, operativo in 16 territori in cui sono presenti gli istituti.
Reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro
“Giustizia con Misericordia” è dunque il nome della prima iniziativa, attuata attraverso 54 progetti promossi dalle Caritas diocesane in 16 regioni italiane. In particolare, sono 6.423 i detenuti ascoltati direttamente in carcere e 137 le persone sottoposte a misure penali alternative accolte in comunità grazie alla disponibilità di strutture dedicate. E poi, 737 i detenuti beneficiari di permessi premio che hanno potuto trascorrere periodi con i propri cari, grazie alla presenza di strutture di accoglienza esterna al carcere; 202 i bambini, figli di persone detenute, che hanno potuto riabbracciare il genitore durante i permessi premio, grazie all’ospitalità offerta all’intera famiglia nelle strutture Caritas. Il programma promuove il reinserimento sociale dei detenuti anche attraverso percorsi di formazione e opportunità lavorative, con l’obiettivo di restituire dignità, autonomia e un futuro migliore a chi vive la realtà carceraria, coinvolgendo famiglie, comunità e istituzioni. Insomma, serve un cambiamento culturale concreto.
Le Caritas in aiuto dei ragazzi negli istituti di pena minorili
Jobel sarà operativo nel biennio 2025-2026 e coinvolgerà 16 territori in cui sono presenti Istituti di per minori, con l’obiettivo di favorire il reinserimento sociale, educativo e lavorativo di giovani attualmente sottoposti a provvedimenti penali. Il progetto nasce dalla sinergia tra Caritas Italiana, le Caritas diocesane locali e i cappellani degli istituti penali minorili, e prevede percorsi strutturati di formazione professionale, sostegno allo studio, orientamento al lavoro e altre iniziative di inclusione. Grazie a Jobel, la rete Caritas potrà offrire ai giovani coinvolti nuove opportunità di crescita e riscatto, nella prospettiva di una piena reintegrazione nella comunità una volta concluso il periodo di detenzione. Un lavoro che chiama in causa anche scuole, parrocchie e territori, attraverso azioni di sensibilizzazione e animazione comunitaria.
Caritas: più sicurezza ma non solo attraverso nuove carceri
Per Don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, "questa collaborazione con Intesa San Paolo insegna che è possibile costruire insieme progettualità tra il mondo profit e non profit. E' possibile fare animazioni di comunità intorno a questi temi, ma soprattutto è possibile dare opportunità nuove ai ragazzi che sono nei penitenziari. Bisogna creare modelli, questo progetto aveva anche questo obiettivo, costruire e raccontare un modello per affrontare in maniera diversa la situazione”. Il governo pensa di varare nuove misure sulla sicurezza e don Pagniello sottolinea che “in questo momento viviamo appunto, come la cronaca ci insegna, diverse situazioni che fanno sentire tanta paura. Abbiamo bisogno sicuramente di leggi certe, abbiamo bisogno sicuramente di governare il fenomeno, ma nella certezza che esso non lo si gestisce soltanto riempiendo di nuovo le carceri o soltanto inasprendo le pene, il fenomeno si governa affrontandolo da più punti di vista”.
Intesa San Paolo: un tavolo comune sulle priorità
Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer per Intesa Sanpaolo, mette in luce che “negli anni questo programma ha permesso di aiutare e di offrire aiuti materiali, sostegno nella ricerca del lavoro, di avvicinare anziani attraverso interventi di prossimità, di sostenere i giovani fragili nella ricerca di un proprio futuro. Abbiamo realizzato 54 interventi in 16 regioni italiane e quest'anno invece l'edizione del 2025-2026 è dedicata in particolare al sistema penitenziario minorile. I risultati raggiunti, gli obiettivi che ci proponiamo sono solidi perché sono condivisi. Abbiamo la possibilità di sederci attorno allo stesso tavolo, possiamo confrontarci, possiamo identificare le priorità, ideare le azioni progettuali più efficaci".
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui