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Il vescovo di Columbus, monsignor Earl Fernandes Il vescovo di Columbus, monsignor Earl Fernandes

Usa, immigrazione. Il vescovo di Columbus dispensa dalla Messa chi teme l'arresto

Monsignor Earl Fernandes reagisce all'aumento dei controlli da parte delle autorità nella città dell’Ohio esentando dalla partecipazione alle celebrazioni, fino all’11 gennaio 2026, chiunque rischi la detenzione

Don Paweł Rytel-Andrianik – Città del Vaticano

"Gli ultimi giorni hanno visto un incremento dei controlli sull'immigrazione nella diocesi di Columbus, che hanno causato un aumento della paura e dei sentimenti di ansia tra le nostre comunità di immigrati". Così il vescovo di Columbus, capitale dello Stato dell'Ohio, monsignor Earl Fernandes, indica nel suo decreto le motivazioni per le quali ha stabilito la dispensa dalle celebrazioni natalizie per tutti coloro che temono la detenzione. Una decisione presa anche dopo essersi consultato con molti dei pastori i cui parrocchiani sono maggiormente colpiti da questa ondata di attività di controllo sugli immigrati attuata in occasione del Natale.  

Nel decreto, Fernandes, ribadendo che i fedeli cristiani hanno l'obbligo di partecipare alla Messa la domenica e nei giorni festivi di precetto, compresa la festa della Natività di Nostro Signore, riconosce che "la paura legata a questi controlli potrebbe dissuadere alcuni fedeli cristiani dall'adempiere al loro obbligo di assistere alla Messa, il che sarebbe dannoso per il loro benessere spirituale. Il vescovo diocesano può dispensare i fedeli dalle leggi disciplinari, sia universali che particolari, quando ciò contribuisce al loro benessere spirituale (cf. canone 87 §1)”.

La dispensa dalla Messa per chi teme l’arresto

In questa situazione, monsignor Fernandes ha quindi stabilito di dispensare dall’obbligo di partecipare alla Messa, “tutte quelle persone che ragionevolmente temono di essere detenute, anche quelle con adeguata documentazione legale, che temono la separazione dalle loro famiglie, subiscono intimidazioni a causa del loro status o origine etnica, o altre azioni di controllo dell'immigrazione. Questa dispensa durerà per tutto il periodo natalizio, che termina con la festa del Battesimo del Signore l'11 gennaio 2026".

Il vescovo incoraggia quindi i fedeli cristiani che mancheranno alle celebrazioni a impegnarsi "in pratiche spirituali durante questo periodo, tra cui partecipare a Messe trasmesse in diretta, a fare la comunione spirituale, a pregare il rosario in famiglia, a meditare sul presepe e altre attività di pietà popolare". Allo stesso tempo, invita i pastori e tutti i sacerdoti in servizio nella diocesi di Columbus ad essere generosi nell'occuparsi della cura pastorale dei fedeli che non possono partecipare alla Messa e che hanno bisogno di cure pastorali e sacramentali, compresi i sacramenti della penitenza, dell'unzione degli infermi o della Santa Comunione.

La vicinanza della Chiesa agli immigrati

Ai media vaticani, Fernandes precisa che, nonostante non avesse voluto prendete tale decisione, “la situazione era diventata così terribile e la gente era così ansiosa da aver sentito il dovere di farlo”, soprattutto dopo aver ascoltato i sacerdoti delle parrocchie di lingua spagnola. “Ho offerto la Messa in spagnolo in una parrocchia, seguita da una Posada (tradizionale processione e festa popolare latinoamericana che precede il Natale ndr), ma la folla era triste e i fedeli sentivano che sarebbe stato sicuro fare la processione e cantare solo all'interno dell'edificio".

I fedeli delle comunità di immigrati hanno espresso la loro gratitudine per questa decisione, poiché, spiega ancora il vescovo, hanno sperimentato la vicinanza della Chiesa, sentendosi ascoltati da vescovi e sacerdoti.  Molti altri fedeli hanno espresso la loro solidarietà agli immigrati, felici che la Chiesa abbia detto qualcosa. "Fino ad ora – aggiunge Fernandes – abbiamo cercato di ‘svolgere il ministero nell'ombra’, per non suscitare azioni più provocatorie e aggressive".

Non separare le famiglie

"Certo – prosegue Fernandes – la polarizzazione che affligge il Paese ha contagiato la Chiesa, tanto che c'è chi usa argomenti politici per esprimere la propria indignazione e insinuare che stiamo incoraggiando la trasgressione della legge. Non è così. Ciò che chiediamo è che chiese e scuole non vengano prese di mira, soprattutto nel periodo natalizio, e che le famiglie non vengano separate. Riconosco che i Paesi hanno diritto alla sicurezza e al controllo dei propri confini, tuttavia ho fatto appello alla coscienza, nello spirito del Giubileo, affinché le famiglie possano condividere insieme la pace del Natale". Molti di coloro che hanno criticato la decisione, è la precisazione del vescovo, non erano a conoscenza di ciò al quale si stava assistendo e di quante persone, a causa della loro razza o etnia, venissero identificate.

"Non considero le forze dell'ordine in alcun modo cattive o malvagie, anzi, le elogio per aver sradicato coloro che sono veramente violenti, trafficanti di droga o persino di persone. Tutti vogliamo sentirci al sicuro e protetti, ma questa sicurezza e protezione, per alcuni, soprattutto per coloro che sono lontani da casa, si trova spesso nelle nostre chiese e nelle nostre comunità scolastiche",

La partecipazione alle celebrazioni

Fernandes invita quindi i fedeli a essere generosi nel periodo natalizio, perché chi ha troppa paura di andare in chiesa, ha anche paura di andare al lavoro, il che significa che ci sarà un calo delle entrate e molti rimarranno senza beni di prima necessità, incluso il cibo. Esprime poi la sua gioia nell’apprendere da molti pastori che il giorno di Natale, nonostante le paure, molti fedeli hanno partecipato alla messa. “La fede della gente mi ispira. Non è facile essere vescovo, ma non dobbiamo fallire nel prendere decisioni o nel guidare. Potremmo non essere sempre popolari, ma dobbiamo esercitare la nostra voce profetica e proclamare la Parola di Vita”.

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28 dicembre 2025, 11:47