"Il Panettone della Carità e della Speranza", il dono per Gaza della Cooperativa Giotto
Vatican News
In questo Natale i 650 dipendenti della Giotto, cooperativa sociale attiva da circa quarant'anni per i più fragili a Padova, non riceveranno un dono ma saranno loro a farlo. Quasi "una necessità interiore", si legge in una nota dell'associazione, fare qualcosa di concreto per aiutare la popolazione in guerra a Gaza, ma anche donare qualcosa all’Opera della Provvidenza di Sant'Antonio di Sarmeola di Rubano, che da più di sessant'anni accoglie persone di ogni età con gravi disabilità, patologie e fragilità, prendendosi amorevolmente cura di loro. L’equivalente della spesa per i doni di Natale della Cooperativa, quasi 70 mila euro, sarà quindi donato a favore della Parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza e dell’OPSA.
Interrogarsi davanti a ciò che oggi accade
"Il clima in cui stiamo vivendo ci ha molto interrogato", scrive la Giotto in un comunicato. "Il dilagare dei conflitti, dai più vicini a noi come la guerra tra Russia e Ucraina o tra Israele e la Palestina, ai più lontani come, ad esempio, in alcuni Paesi dell’Africa dove si stanno consumando tragedie violentissime di cui neanche abbiamo idea, non potevano lasciarci indifferenti fino ad arrivare piano piano a farci l’abitudine. Del resto, già in tema di immigrazione se questa notte nel Mediterraneo si annegano 50 persone il naufragio non fa più notizia, come pure le violenze inaudite che si consumano sulle coste libiche e non solo. Del tema della disumanità con cui si trattano le persone in carcere se ne fa solo un uso propagandistico e l'attenzione nei confronti delle persone in disagio sociale (persone con disabilità, con leggere depressioni, con patologie psichiatriche o più semplicemente sole) si esaurisce con semplici slogan. In Italia, anche se le devastazioni non sono materiali (anche se in realtà non è proprio così) e perciò apparentemente non si vedono, stanno lasciando un segno profondo nella nostra società ed in ciascuno di noi".
L'incoraggiamento di Papa Leone
Ad incoraggiare l'attività della cooperativa, anche le parole di Papa Leone XIV nel Giubileo per i poveri, al quale la Giotto ha partecipato con una trentina di persone. “Quante povertà opprimono il nostro mondo! Sono anzitutto povertà materiali, ma vi sono anche tante situazioni morali e spirituali, che spesso riguardano soprattutto i più giovani. E il dramma che in modo trasversale le attraversa tutte è la solitudine. Essa ci sfida a guardare alla povertà in modo integrale, perché certamente occorre a volte rispondere ai bisogni urgenti, ma più in generale è una cultura dell’attenzione quella che dobbiamo sviluppare, proprio per rompere il muro della solitudine. Perciò vogliamo essere attenti all’altro, a ciascuno, lì dove siamo, lì dove viviamo, trasmettendo questo atteggiamento già in famiglia, per viverlo concretamente nei luoghi di lavoro e di studio, nelle diverse comunità, nel mondo digitale, dovunque, spingendoci fino ai margini e diventando testimoni della tenerezza di Dio", diceva il Pontefice. E agli operatori della carità, ai tanti volontari, a quanti si occupano di alleviare le condizioni dei più poveri esprimeva "la mia gratitudine, e allo stesso tempo il mio incoraggiamento ad essere sempre più coscienza critica nella società".
Tenere accese le domande del cuore
"Come cooperativa Giotto abbiamo sentito tutta la responsabilità e il desiderio di cercare di non diventare cinici, di vivere un senso di totale impotenza o ancor peggio di schierarsi pro o contro qualcuno. Abbiamo sentito la necessità di interrogarci e di sollecitare tutti i nostri dipendenti a tenere accese le domande vere che escono dal cuore di ciascuno", si legge nella nota dell'associazione. I cui membri hanno fatto proprio anche l’invito del patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che dialogando con alcuni studenti che chiedevano “se veramente è possibile costruire la pace”, ha risposto: “Se l’obiettivo è la pace nel mondo saremo sempre un po’ frustrati. Non voglio sembrare pessimista, ma è così. Io voglio costruire la Pace non perché voglio ottenere un obiettivo, ma perché è un dono che ho ricevuto e che voglio condividere. La pace nasce da un desiderio personale, interiore, da un’esperienza che ho fatto e che diventa contagiosa… C’è un’altra cosa importante: io non voglio permettere al corso degli eventi qui di cambiare me”.
Il "pacco di Natale"
Con questo desiderio il 7 ottobre, ricorrenza dell'attentato di Hamas a Israele, la Cooperativa Giotto ha proposto ai suoi dipendenti di ascoltare la testimonianza di due mamme, una israeliana e una palestinese, che avevano entrambe perso un figlio. Due mamme come tante altre che hanno avuto il coraggio di guardarsi in faccia e abbracciarsi, iniziando un vero e profondo percorso di riconciliazione per i loro figli e per loro stesse. Da qui è nata l’idea del “Panettone della Carità e della Speranza”, una iniziativa nata dalle discussioni in consiglio di amministrazione e tra i vari responsabili sui regali di Natale. A prevalere, tra le diverse idee, "il desiderio di non dimenticare, di tenere deste le domande sul senso di tutto quello che sta accadendo, lontano ma anche vicino". Ci si è dunque interrogati su cosa fare del consueto “Pacco di Natale” e tutti hanno deciso di rinunciarvi per donarlo alla parrocchia della Sacra Famiglia della Striscia di Gaza, "come gesto di attenzione e di speranza perché quelle persone sentano che c’è qualcuno che vuol bene loro", e all’Opera della Provvidenza di Sant'Antonio (lo storico Cottolengo della diocesi di Padova), opera straordinaria di carità.
Un dono ai dipendenti
Qualcuno ha poi suggerito che comunque sarebbe stato bello fare avere a tutti i dipendenti un dono nel giorno dei consueti auguri di Natale e che non poteva esserci dono migliore del panettone. Ma come fare a non togliere i soldi da donare? I dipendenti della Giotto hanno spiegato la loro scelta al noto maestro pasticcere Luigi Biasetto e alla moglie Sandra che si sono resi subito disponibili ad aiutare. Assieme all’imprenditore Andrea Muzzi dell’omonima Antica Pasticceria Muzzi si è data vita al “Panettone della Carità e della Speranza”. Un altro imprenditore, Francesco Bernardi della Nuova Grafotecnica, ha aiutato a dare una nuova veste al panettone che contiene ora un messaggio di speranza. E così, ad un costo contenutissimo, anche tutti i dipendenti hanno potuto ricevere il loro dono di Natale. "Con un impatto virtuoso inatteso: molti ospiti e amici hanno iniziato a dare anche il loro contributo. Le cose buone e sincere non finiscono mai e alla fine inaspettatamente è più quello che si riceve di quello che si dona".
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